Uno stormo di uccelli vola o uno stormo di uccelli volano?

Uno sciame d’api ronza o ronzano?

Un sacco di turisti viaggiano o viaggia?

Se anche tu ti stai chiedendo se i nomi collettivi vogliono il verbo al singolare o al plurale, in questo post vedremo cosa dice in merito la grammatica italiana. Che ne dici, ci togliamo questo mega dubbio una volta per tutte? 😉

I nomi collettivi: cosa sono

Partiamo innanzitutto con il dire cosa sono i nomi collettivi. I nomi collettivi indicano un gruppo di persone, animali o cose attraverso una parola singolare (gregge, esercito, gruppo, folla…). Esiste anche la versione plurale che indica una molteplicità di questi raggruppamenti (i greggi, gli eserciti, i gruppi, le folle…) anche se il dubbio amletico, come vedremo, si riferisce alla versione singolare.

Possono appartenere ai nomi collettivi anche i nomi numerali che indicano una quantità generica. Treccani porta come esempi un centinaio, una dozzina…. Sempre Treccani indica come nomi collettivi anche alcuni nomi astratti usati per indicare una determinata categoria, e alcuni nomi concreti che di per sé non sarebbero collettivi, ma lo diventano se utilizzati in determinati linguaggi di settore: ecco il link per approfondire 😉

I nomi collettivi: verbo plurale o singolare?

La confusione, come dicevamo, nasce quando dobbiamo accordare il singolare di un nome collettivo e il verbo corrispondente.

La regola vuole che quando il nome collettivo è al singolare anche il verbo deve essere al singolare. Quindi sarà il popolo ha votato, l’esercito è partito, lo sciame ha volato… Fin qui nessun problema. O quasi. I dubbi più seri arrivano quando il nome collettivo è seguito dal complemento di specificazione, ovvero il “di”. Qualche esempio? L’esercito di soldati, lo sciame d’api, il gruppo di studenti.

La regola ufficiale anche in questa situazione è sempre valida, quindi va più che bene dire lo sciame d’api ha volato o il gruppo di studenti è partito ma, in questa specifica circostanza, è eccezionalmente accettato anche l’uso del verbo al plurale, secondo la cosiddetta “concordanza a senso” (il verbo viene concordato non col soggetto grammaticale “sciame” per esempio, ma con il soggetto logico “api”). Occhio però, l’eccezione è valida solo in presenza del complemento di specificazione (lo sciame volano è sbagliatissimo, per intenderci).

I nomi collettivi: consigli pratici

Nonostante la possibilità di avvalersi di quest’eccezione, ti consiglio di seguire il suggerimento di Massimo Roscia, autore del brillante libro “Di grammatica non si muore”, il quale propone di continuare ad utilizzare il verbo al singolare nei casi descritti sopra (quindi: uno sciame d’api vola, l’esercito di soldati combatte, il gruppo di studenti parte). Personalmente lo preferisco anche io perché lo trovo di maggior coerenza. 

Più frequente invece è usare la variante del verbo al plurale quando siamo davanti a nomi collettivi con il valore di quantità. Per esempio, un sacco di ragazzi sono andati in discoteca è più consueto e diffuso di un insolito un sacco di ragazzi è andato in discoteca (fonte: il Corriere della Sera)

Dimmi la tua!

E tu cosa ne pensi dei nomi collettivi? Ci sono delle frasi che ti mettono particolarmente in difficoltà? Se ti va, scrivilo nei commenti, così possiamo parlarne insieme! 😉