Oggi voglio parlare di un libro che ho letto di recente: Di grammatica non si muore” di Massimo Roscia. Sono rimasta colpita dal modo in cui l’autore tratta la grammatica italiana, argomento non certo dei più leggeri, ma che lui riesce a tradurre in un linguaggio semplice, moderno e divertente. Ho quindi deciso di dedicarci un post, sperando di fornirvi lo spunto per una lettura interessante e fuori dagli schemi.

Di cosa si parla

Il libro, pubblicato nel 2016 dalla casa editrice Sperling & Kupfer, affronta i principali errori che commettiamo quotidianamente con la lingua italiana.

“Di grammatica non si muore” è un viaggio nelle piccole, grandi insidie della nostra grammatica per rispolverare vecchie regole imparate a scuola o imparare nuove nozioni: si parla di apostrofi, accenti, punteggiatura, congiuntivo… C’è anche un capitolo dedicato a esilaranti strafalcioni linguistici che, ahimè, troviamo un po’ ovunque, dalle scritte romantiche sui muri, ai titoli di giornale.

Ma il vero motivo che mi ha spinto a parlarne sul blog è lo stile con cui l’autore ha deciso di raccontare tutto questo, il modo attraverso il quale è riuscito a trasformare una materia percepita come tediosa e difficile in qualcosa di semplice, intuitivo e persino divertente.

Cosa mi è piaciuto

La caratteristica distintiva del libro di Massimo Roscia (e per questo vincente) è la sua capacità di spiegare le regole della lingua italiana con tono fresco, spiritoso e moderno. “Di grammatica non si muore” non ha nulla a che fare con un classico libro di grammatica: lo stile usato è ironico, immediato, leggero.

Roscia, che si definisce “un umile artigiano delle parole”, scende dalla cattedra e ci porta a conoscere da vicino la lingua che utilizziamo tutti i giorni. Lo fa attraverso simpatici esempi, brevi e divertenti racconti, espedienti che aiutano a memorizzare meglio le informazioni e a mantenere viva l’attenzione.

Il merito di questo libro, secondo me, è riuscire a parlare la lingua di chi si ha di fronte. I principali destinatari sono sicuramente i giovani: Roscia si cala nell’universo dei ragazzi, si mette al loro livello, spiega la grammatica in modo semplice e concreto. Ciò non significa che il volume non possa essere apprezzato da persone adulte. Al contrario, la trovo una lettura interessante e piacevole anche per chi ha superato l’età adolescenziale da diverso tempo e ha bisogno di dare una piccola rinfrescata alle proprie conoscenze grammaticali. E, magari, di sorridere un po’.

Un’ottima lezione di comunicazione

“Di grammatica non si muore”, a mio parere, è un ottimo esempio di contenuto di valore: l’autore, pur parlando di un tema che di nuovo ha ovviamente ben poco, crea un prodotto diverso e innovativo, rendendo semplice e piacevole un argomento spesso associato a dogmi noiosi e pedanti.

Al di là delle nozioni grammaticali, il libro mi ha insegnato molto sulla comunicazione e sull’importanza d’intercettare le esigenze del pubblico. Roscia comprende i bisogni delle persone a cui desidera rivolgersi, e adatta, di conseguenza, il linguaggio del testo: nasce così un libro che non sarà certamente il manuale di grammatica del secolo (e nemmeno ha qualche pretesa di esserlo), ma che risponde perfettamente alle necessità del target di riferimento. E il tutto, secondo me,  funziona molto bene.

Dimmi la tua

Questa era la mia opinione su “Di grammatica non si muore” di Massimo Roscia. Hai per caso letto questo libro? Che idea ti sei fatto al riguardo? Se ti va, scrivimi un commento e dimmi il tuo parere su questa lettura 😉